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日志


1月25日

"Morta Della" se ne fa un'altra???

E così è caduto il governo... e adesso cosa succederà? Si riaccenderà di nuovo e più accanita che mai la campagna elettorale? Si rimescoleranno le carte con un governo di comodo o di tecnici o di centro o qualcosa del genere? Ma soprattutto quello che più mi preoccupa è: tornerà il "carissimo" Cavaliere Mascarato????? Ai posteri l'ardua sentenza! ;-)

 

 

1月21日

La soluzione all'enigma!

E' arrivato finalmente il momento di dare una risposta all'enigma che ho pubblicato alcuni giorni fa: la nostra cara amica gira in verso orario o antiorario???

Avete espresso le più svariate opinioni, chi era convinto girasse in verso orario, chi in verso antiorario, chi credeva che l'immagine fosse programmata per cambiare senso di rotazione periodicamente o in maniera casuale...

...e invece...

...preparatevi...

la "signorina" non gira in nessun verso!!!!!

Si tratta di un test/esperimento neurologico pubblicato qualche tempo fa dal giornale Herald Sun all'indirizzo http://www.news.com.au/heraldsun/story/0,21985,22556281-661,00.html

Alla base di tutto c'è  un'animazione creata appositamente in modo ambiguo perche' ogni fotogramma della stessa e' interpretabile come "la signorina è girata di fronte" o come "la signorina è girata di dietro", dato che la sagoma e' completamente monocromatica (nera in questo caso, ma poteva essere qualunque colore). E' come vedere un'ombra e non e' possibile sapere osservando un'ombra se il soggetto che la proietta (e quindi
l'ombra stessa) sia girato in un senso o nell'altro.

Analizzando con un programma di grafica l'animazione e prendendo un qualunque fotogramma, è impossibile stabilire
se in quel fotogramma la silhouette e' girata verso di noi o se dà le spalle, se i piedi sono puntati avanti o indietro.

In realtà è il nostro cervello quindi che interpeta a suo piacimento la posizione della "signorina".

Applicata la decisione del nostro cervello all'animazione, questa insisterà nell'illusione rotatoria decisa da esso stesso.

La cosa più interessante è che l'unico verso percepito, o il verso percepito prevalentemente offre informazioni riguardo alla nostra personalità e all'utilizzo che facciamo del cervello.

Chi vede la "signorina" girare prevalentemente in senso antiorario, usa per lo più l'emisfero sinistro del cervello, quello a cui competono:

  • uso della logica
  • orientamento
  • praticità
  • uso delle parole e del linguaggio
  • percezione di passato e presente
  • ragionamenti matematici e scientifici
  • comprensione
  • conoscenza e acquisizione di conoscenze
  • organizzazione delle percezioni
  • associazione dei nomi agli oggetti
  • basi della propria realtà
  • strategie
  • senso della sicurezza

 

Chi ha l'impressione che a prevalere sia il senso orario, invece, usa per lo più l'emisfero destro del cervello, responsabile di:

  • uso dei sentimenti
  • percezioni su larga scala
  • regole dell'immaginazione
  • riconoscimento di simboli e immagini
  • percezione di presente e futuro
  • vena filosofica e religiosa
  • intuizione
  • credenze e fiducia
  • apprezzamento
  • percezione spaziale
  • conoscenza della funzione degli oggetti
  • basi della propria fantasia
  • speranza
  • impeto
  • senso del rischio e dell'avventura

 

In alcuni casi, si ha la sensazione che la rotazione avvenga sempre nello stesso verso, alcuni invece, per differenti pensieri nella testa, focalizzazione di oggetti diversi, gesti, ecc avvertono cambiamenti nel movimento. Nella realtà, la sagoma è però riconducibile più a un pendolo che a qualcosa che giri effettivamente in maniera tridimensionale. Insomma: le apparenze ingannano!

 

1月18日

Indovinello

Giochino!

Riguardo a quest'immagine ho già raccolto i più disparati pareri e addirittura qualcuno cambia idea da un momento all'altro...vi incastrerete!!!

Comunque, la mia domanda/sondaggio è...ma in che verso gira questa "signorina"??? In verso orario o antiorario??? E attenzione: l'immagine non è pianificata in modo random e non cambia verso!!!

 

1月17日

Sono come il fiume che scorre - P. Coelho

Coelho Paulo - Sono come il fiume che scorre. Pensieri e riflessioni 1998-2005


Considerato uno degli scrittori più importanti dei nostri tempi, autore di numerosi successi internazionali, tra cui L’Alchimista, Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto e Manuale del guerriero della luce, Paulo Coelho torna a raccontare di sé, della vita e del mondo in un nuovo libro, questa volta non un romanzo ma una raccolta di racconti brevi ed edificanti, aneddoti e pagine autobiografiche che accompagnano il suo Sono come il fiume che scorre. Pensieri e riflessioni 1998-2005cammino di riflessione personale. «Ho attraversato molti luoghi, – scrive lo stesso Coelho – cambiando più paesi che scarpe, come diceva Bertolt Brecht. Nelle pagine di questo libro racconto momenti che ho vissuto, storie che ho udito, riflessioni che hanno affollato la mia mente mentre percorrevo una determinata tappa nel fiume della vita.» Il quotidiano si alterna al ricordo di grandi avvenimenti, i temi dell’attualità e i problemi di ogni giorno traspaiono, fianco a fianco, attraverso la lente di osservazione di un grande scrittore, che ci invita a vivere intensamente il momento presente, a cogliere con fiducia ed entusiasmo le opportunità che ci offre, a seguire il cammino indicatoci dal cuore. Con la forza narrativa che caratterizza tutti i suoi scritti, Coelho offre un prezioso distillato della sua filosofia agli affezionati lettori e a tutti coloro che sono disposti a scoprire il messaggio di verità nascosto in ogni singolo momento. In queste pagine potranno leggere non solo le convinzioni dell’autore sul destino del mondo e dell’uomo, ma anche molti racconti autobiografici, tra cui il ricordo iniziale in cui Coelho svela come maturò la decisione di divenire scrittore. E poi le esperienze maturate nel suo buen retiro europeo, un vecchio mulino sui Pirenei, e in giro per il mondo: in Giappone, dove scopre la carica spirituale della cerimonia del tè, in Australia, dove apprende la saggezza delle leggende aborigene, in Kazakistan, dove ha l’opportunità di accompagnare alcuni cacciatori che utilizzano il falco come arma. Le storie toccano anche le vicende scottanti d’attualità, dall’11 settembre alla guerra in Iraq, dai problemi del sottosviluppo allo scontro di civiltà, alla strumentalizzazione delle religioni per motivi economici.
Sono come un fiume che scorre è un libro che affronta temi eterni, la ricerca del senso della vita, la potenza dell’amore, il senso del dolore, che solo un grande affabulatore come Coelho sa cogliere con tanta intensità e capacità di coinvolgimento.

Recensione tratta da IBS - Internet Book Shop

 

Installazione Sun JDK 1.6 e Eclipse 3.3 su Windows XP

Visto il successo che, attraverso le statistiche, vedo sta riscuotendo grazie a Google il mio intervento sull'installazione di Tomcat su Ubuntu, ho deciso di pubblicare un altra guida che mi ritrovavo scritta al computer...stavolta si tratta dell'installazione di Java su Windows Xp (ma per Vista le operazioni sono praticamente le stesse)

Si tratta, in questo caso, di una guida scritta meno dettagliatamente e comunque su un'operazione più semplice

 

 ISTRUZIONI PER L'INSTALLAZIONE DI SUN JDK 1.6 E ECLIPSE 3.3 SU WINDOWS XP

Creare, se non esiste, una cartella di nome Java in Programmi, in cui inserire il file di setup jdk-6u3-windows-i586-p.
Se la cartella Java esiste già, inserire il file in essa.
Procedere, tramite doppio clic, con l'installazione guidata, che porterà alla configurazione prima della JDK e poi della JRE.

Completata la procedura di installazione di JDK e JRE, è necessario impostare apposite varibili d'ambiente per chiamare da dos i comandi java e javac.
Aprire il pannello di controllo, scegliere Sistema, selezionare la scheda Avanzate e cliccare sul pulsante Variabili d'ambiente.
Si potrà visualizzare un elenco di variabili, selezionare Path dall'elenco delle variabili di sistema e premere su Modifica.
Il campo Valore variabile conterrà una serie di percorsi separati da un punto e virgola (;) inserire un punto e virgola alla fine dell'ultimo percorso e riportare di seguito il percorso C:\Programmi\Java\jdk1.6.0_3\bin  o un percorso simile (controllarne la validità navigando tra le cartelle).
ATTENZIONE: NON modificare o cancellare gli altri percorsi presenti, limitarsi unicamente a concatenare a quanto già scritto un punto e virgola seguito dal percorso da inserire.

A questo punto, creare una cartella apposita per Eclipse, per esempio una cartella di nome Eclipse in Programmi. Estrarre il contenuto del file eclipse-SDK-3.3.1.1-win32.zip in tale
cartella: non sarà necessaria alcuna istallazione, limitarsi a fare doppio clic sull'icona di Eclipse per avviare l'ambiente di sviluppo.
In apertura, verrà richiesto il percorso di una cartella, eventualmente creata automaticamente, da usare come Workspace, cioè come contenitore dei vari progetti.

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1月15日

Yashal live - Elisa

Ora io dico: ma come si fa a non innamorarsi di questa cantante dopo aver ascoltato una performance del genere???!!

In un periodo in cui tutto è apparenza, plastica, guadagno e finzione, in cui tra l'altro nella musica i cantanti devono fare i cretini in boyband travestite da gruppi rock e le cantanti devono esporre tette e culi, ecco una ragazza normale, coi capelli sporchi, vestiti dimessi e una voce che tocca l'anima...che ti fa venire il dubbio che gran parte del resto che i media ci propinano giorno e notte e con cui ci bombardano non sia nient'altro che spazzatura! Che ti fa venire in mente che presi da mille impegni nella vita di tutti i giorni ci dimentichiamo dell'esistenza di alcune piccole e semplici cose che ci rendono grandi...

 

I’ve tried and I’ve tried to forget about you
Just little lies for myself
And you.. you were innocent and true as can be,
And now you are not here with me

I’ve tried and I’ve tried to forget about you
Just little lies for myself
You were innocent and true as can be,
And now you are not here with me

 

 

I can’t go on and keep on keep on
Crying inside and blame destiny...
I can’t go on and keep on keep on
Crying inside and blame destiny...
I need to know that you’ll come back to me... back to me..
And you'll come back to me
In my arms

Your name is Yashal
Strong like the mountain, Yashal
You’re soft like snow, Yashal…
Your're strong like the mountain, Yashal
You’re soft like snow, Yashal…

Yashal…
Yashal…
Yashal…

I can’t go on and keep on keep on
Crying inside and blame destiny...
I can’t go on and keep on keep on
Crying inside and blame destiny...
But I need to know
That you’ll come back to me...
In my arms
Oh, you'll come back to me (back to me)

You're name is Yashal
Strong like the mountain, Yashal
You’re soft like snow, Yashal…
Strong like the mountain, Yashal
You’re soft like snow, Yashal…

Yashal…
Yashal…
Yashal…

1月14日

Opium - Maxence Fermine

Un inglese giovane e ostinato, la sete d'espansione commerciale dell'Europa ottocentesca, i misteri di un Oriente impenetrabile sono gli ingredienti di un romanzo ambientato in un'epoca in cui il viaggio di un mercante europeo in Cina aveva scarsissime possibilità di riuscita e l'audacia di spingersi fino alle proibite regioni interne poneva spesso fine alla sua vita. Ma il pericolo e l'ignoto, si sa, acutizzano il desiderio, e agli avventurieri non

manca mai una nobile spinta alla conoscenza né l'opportunità di soddisfare con qualche favore illecito gli indispensabili complici. È quanto accade in Opium al coraggioso Charles Stowe, protagonista di una perigliosa iniziazione ai segreti della Via del tè che "partendo da Londra, faceva rotta sulle Indie e si addentrava in Asia fino a perdersi irrimediabilmente nel Celeste Impero". Imponenti navi mercantili e fragili giunche trasportano il giovane inglese attraverso Ceylon, Singapore, Hong Kong e Shanghai, fino alla remota valle sacra del tè, dove lo conduce la ricerca del rarissimo tè bianco, riservato al consumo esclusivo dell'imperatore. Qui lo attendono la prova estrema di una passione amorosa, tanto folgorante quanto preclusa, e la rivelazione della "nera tenebra dell'oppio": lo stordimento percettivo e l'esaltazione della voluttà che la droga asiatica sa garantire. Il potere seduttivo dell'irraggiungibile Loan, già sposa di un temutissimo signore del tè, e il vizio, non meno soggiogante, dell'oppio trasformano il corso del viaggio di Charles Stowe, la cui vita "fa pensare al caso come a una tela di ragno in cui il destino finisca talvolta per impigliarsi." Il senso dell'onore che aveva spinto il giovane eroe a un'avventura prossima a schiudergli le porte dell'estasi mistica si scontrerà, infatti, con un non meno radicato senso della realtà, e il fascino del mistero orientale sarà infine soffocato da qualche segreto di troppo.

Dopo Neve, Il violino nero (Bompiani 1999 e 2001) e L'apicoltore (Bompiani, 2002), Maxence Fermine ha di nuovo scritto un romanzo che somiglia a una fiaba, dove i rari riferimenti alla guerra dell'oppio tra Gran Bretagna e Impero cinese non sono che il labile sfondo di una storia sospesa in una bolla, "impalpabile come una boccata d'oppio, effimera come un sorso di tè". La sua prosa scarna e allusiva, fitta di ripetizioni vagamente incantatorie, si limita a evocare i profumi, i colori e la gestualità di un Oriente conforme agli stereotipi di quella tradizione che dall'antichità all'Ottocento ha eletto un'area vastissima e multiforme a scenario "esotico" di avventure ed esperienze fuori dell'ordinario. Ma alle favole bisogna voler credere, anche quando imboccano vie note e magistralmente percorse da predecessori del calibro di Nerval o Flaubert, che qualche rimpianto lo suscitano sempre. Se avete amato le avventure giapponesi di Hervé Joncourt in Seta di Alessandro Baricco (Rizzoli, 1996), romanzo che la Francia ha osannato e che non sembra essere sfuggito all'attenta lettura dello stesso Fermine, Opium non vi deluderà.

Recensione tratta da Recensione de L'indice

 

1月12日

Bambino messicano si incolla al letto

Hai capito questo bambino, mica fesso!!!! Di certo non deve amare molto la scuola!

Un bimbo messicano, per non andare a scuola, si è spalmato su una mano una colla industriale e si è attaccato collaal letto. Diego, 10 anni, deluso per la fine delle vacanze natalizie, ha afferrato con l'altra mano il telecomando e si è poi messo a guardare un programma di cartoni animati. Disperata, la mamma, ha chiesto aiuto alla polizia e alla Croce verde. Ma è stata la Protezione civile a risolvere il problema con un potente solvente.

Lo stravagante episodio ha avuto luogo a Monterey, dove sembrava che il bambino l'avesse vinta sulla disperata mamma Sandra, che le aveva tentate tutte per liberare il figlio.

Poi però sono arrivati i rinforzi. Polizia e medici hanno fatto cilecca, mentre hanno agito con successo gli uomini della Protezione civile.

''Oggi non volevo proprio andare a scuola, stavo così bene in vacanza'', ha detto il fantasioso Diego. Passata l'emergenza dopo un paio d'ore, il piccolo non è sfuggito al suo destino: la mamma lo ha preso per mano e lo ha portato immediatamente nella ''odiata'' scuola.

 

1月8日

Scenata dalla Cina

Sta facendo il giro del mondo questo filmato dalla Cina, una piazzata memorabile avvenuta durante un'importante cerimonia in vista delle Olimpiadi di Pechino.

 

Si tratta di tre minuti interminabili e molto imbarazzanti per Zhang Bin, il re dei conduttori sportivi sul primo canale tv in Cina. Durante la diretta, e davanti a milioni di telespettatori che seguivano le celebrazioni per il cambio di nome dell'emittente sportiva di "China Central Television" (CCTV-5) in "canale olimpico" - in vista delle Olimpiadi del 2008, si è presentata d'improvviso sul palco la giovane moglie di Bin. Doveva rendere pubblico un segreto che tutti dovevano sapere.

Hu Ziwei è entrata venerdì 28 dicembre in studio durante la presentazione del nuovo canale e non ha esitato ad afferrare il microfono, conquistando così la scena. «Oggi è un giorno particolare per la rete olimpica e un giorno particolare pure per Zhang Bin, ma anche per me», ha detto la donna, anche lei una famosa moderatrice presso un'altra emittente cinese. «Perchè due ore fa ho saputo che il signor Zhang Bin ha una relazione con un'altra donna», ha aggiunto Hu. La scenata della moglie tradita è diventata in poche ore il video più scaricato in Cina, come risulta lunedì dal portale video tudou.com.

La minuta e delicata donna non si è lasciata intimorire neppure dai robusti uomini delle sicurezza giunti sul palco per allontanarla. Il marito, dal canto suo, è rimasto letteralmente di sasso dall'inattesa rivelazione pubblica. Un piccolo scandalo anche per il comitato organizzatore e la rete pubblica, che non hanno voluto rilasciare dichiarazioni.

 

1月7日

Il mondo in 100 ingegneri

Tratto da un'email di una mia amica "ingegneressa"

Se si potesse ridurre la popolazione mondiale degli ingegneri in 100 individui mantenendo le proporzioni, il villaggio sarebbe composto nel seguente modo:
- 93 uomini;
- 6 donne, di cui 3 lesbiche, 1 fidanzata col tuo migliore amico e 2 cessi (senza offesa, beninteso);
- 1 finocchio.
Su 100 ingegneri:
- 95 porterebbero gli occhiali;
- 89 sarebbero pelati;
- 1 sarebbe un ingegnere atipico (alto, bello e simpatico);
- 75 si riterrebbero ingegneri atipici pur essendo più sfigati degli altri.
Su 100 ingegneri:
- 99 parlerebbero continuamente di computer;
- 86 parlerebbero continuamente per sigle ed abbreviazioni;
- 78 parlerebbero continuamente al computer.
Se si considera il mondo da questa prospettiva, il bisogno di accettazione, comprensione ed educazione degli ingegneri diventa chiaramente fondamentale. Prendete inoltre in considerazione questo:
- se vi siete svegliati questa mattina senza essere ingegneri siete fortunati;
- se invece vi siete svegliati, non siete ingegneri e avete al fianco una strafiga bionda siete particolarmente fortunati;
- se vi siete svegliati, siete ingegneri e avete al fianco una strafiga bionda, tranquilli: state sognando;
- se non avete mai provato il pericolo di una battaglia, la solitudine dell'imprigionamento, l'agonia della tortura, i morsi della fame, allora non avete mai dato "Linux Avanzato" o "Scienza delle Costruzioni";

E' la settimana internazionale dell'integrazione degli ingegneri.  Regala loro un sorriso, lascia che possano gioire anche loro, e dimenticare, una volta tanto, la loro condizione.

1月5日

Bachelorette - Bjork

Questa è una canzone stupenda tratta da Homogenic, di Bjork, uscito nel 1997. Il video è molto particolare e il pezzo ripeto è molto, molto bello...adoro l'album Homogenic perchè le sue musiche e i suoi arrangiamenti mi fanno pensare al Nord, al freddo, a baie e fiordi e ghiaccio, a come immagino l'Islanda.

 

 

I'm a fountain of blood
In the shape of a girl
You're the bird on the brim
Hypnotised by the Whirl
Drink me, make me feel real
Wet your beak in the stream
Game we're playing is life
Love is a two way dream
Leave me now, return tonight
Tide will show you the way
If you forget my name
You will go astray
Like a killer whale
Trapped in a bay
I'm a path of cinders
Burning under your feet
You're the one who walks me
I'm your one way street
I'm a whisper in water
Secret for you to hear
You are the one who grows distant
When I beckon you near
Leave me now, return tonight
The tide will show you the way
If you forget my name
You will go astray
Like a killer whale
Trapped in a bay
I'm a tree that grows hearts
One for each that you take
You're the intruder hand
I'm the branch that you break
Hum-yeah!

 

1月4日

Installazione e Configurazione di Apache Tomcat 5.5 su Ubuntu 7.10

E adesso voi direte: ma cosa cavolo c'entra su un blog con  zen, musica, libri un tutoral per installare un application server dal nome ridicolo su una distribuzione linux dal nome ancora più ridicolo?

Niente! Se non per il fatto che studio Ingegneria Informatica e qualche tempo fa mi sono letteralmente scervellato per installare e far funzionare come si deve sto coso (Tomcat) visto che si trovano tutorial in rete ma tutti rigorosamente sbagliati!!! Insomma la gente ci prova gusto a confondere le idee! Tra l'altro, in italiano si trova poco e niente.

Così mi è venuto in mente di pubblicarlo io sto tutorial in italiano che possa aiutare chi proprio non sa dove mettere le mani, visto che per vari motivi già mi era capitato di scriverlo. Se qualche anima in pena è in cerca di aiuto, magari tramite google trova quest'intervento!

PASSI PER L'INSTALLAZIONE E IL CORRETTO FUNZIONAMENTO DI TOMCAT SU UBUNTU

Tomcat richiede prima di tutto l'installazione della Java Virtual Machine e ha bisogno sia della jre (che consente di "far girare" codice java) sia della jdk (che è necessaria per la realizzazione di programmi in java). Si consiglia l'utilizzo dei pacchetti ufficiali della Sun e non di gjc, la cui interazione con Tomcat non è stata testata. Se non si ha confidenza con l'installazione di Java, consultare prima un tutorial specifico dedicato ad essa.

Installare dal Gestore Pacchetti Synaptic i seguenti pacchetti:
- tomcat 5.5
- tomcat 5.5-admin
- tomcat 5.5-webaps
Sono necessari anche una serie di altri pacchetti che saranno automaticamente inclusi nell'installazione dei 3 precedenti.

Una volta installato, aprire il file /etc/default/tomcat5.5 ed impostare correttamente il valore JAVA_HOME, specificando il percorso
della java virtual machine. Probabilmente, tale percorso sarà /usr/lib/jvm/java-6-sun per cui si dovrà scrivere:
JAVA_HOME=/usr/lib/jvm/java-6-sun
Per una più agevole modifica dei file nel File System, che è protetto da scrittura, si può lanciare da console il comando
sudo nautilus
che, inserita la password, consente una navigazione tra le cartelle e una loro gestione coi diritti di root.

Dopo l'installazione e comunque ad ogni nuova accensione del computer, il server dovrebbe essere già attivato. Sono però utili i comandi:
sudo /etc/init.d/tomcat5.5 start
sudo /etc/init.d/tomcat5.5 restart
sudo /etc/init.d/tomcat5.5 stop
per avviare, riavviare e stoppare il server. Bisogna tenere a mente che, prima che modifiche alle impostazioni del server siano efficaci, occorre riavviare Tomcat.

Per avere una conferma del funzionamento del server, andare all'indirizzo
http://localhost:8180/
se viene visualizzata la pagina di Tomcat (immagine qui di lato a destra), l'installazione è riuscita.

Per poter utilizzare i tool di amministrazione (administration e manager) è necessario introdurre nuovi utenti autorizzati all'utilizzo di tali funzionalità.
Aprire il file di configurazione
/var/lib/tomcat5/conf/tomcat-users.xml
cancellare tutto il contenuto ed incollare il seguente codice:

<?xml version='1.0' encoding='utf-8'?>
<tomcat-users>
  <role rolename="manager"/>
  <role rolename="standard"/>
  <role rolename="tomcat"/>
  <role rolename="admin"/>
  <role rolename="role1"/>
  <user username="manager" password="password" roles="standard,manager"/>
  <user username="both" password="tomcat" roles="tomcat,role1"/>
  <user username="tomcat" password="password" roles="tomcat,admin"/>
  <user username="role1" password="tomcat" roles="role1"/>
</tomcat-users>

Sostituire le password scelte al posto di "password" (per gli utenti manager e tomcat) dove indicato.
Così, dopo aver riavviato il server, sarà possibile accedere al Manager col nome utente "manager" e all'administration con il nome utente "tomcat".

A questo punto, se avete installato questo application server, sarà certamente vostra intenzione utilizzarlo facendo girare le vostre applicazioni. Ma come aggiungere un'applicazione a Tomcat?

Per rendere visibile a Tomcat una cartella con la rispettiva applicazione (cioè per eseguire il deployment) ci sono tre strade:
- Inserire i percorsi nel file di configurazione server.xml, con vari costrutti (scelta più complicata, sconsigliata)
- Eseguire il deployment tramite il Tomcat Manager, scrivendo alla voce Context Path il percorso con cui si accederà dal server e alla voce WAR  or Directory URL il percorso della cartela coi file, da cui prelevare appunto i file. Ad esempio, specificando come Context Path /prova e come Directory URL /home/tizio/cartella,
digitando nel browser
http://localhost:8180/prova/file.jsp
sarà possibile visualizzare attraverso il server il file file.jsp preso da /home/tizio/cartella
- Il metodo più semplice è inserire la cartella coi file dell'applicazione direttamente in /var/lib/tomcat5.5/webapps (si consiglia il comando sudo nautilus, vedere sopra): digitando il percorso dopo localhost in base al nome della cartella, i file saranno direttamente visibili.

Le cartelle dovranno rispettare un certo standard ed avere una certa struttura. Infatti ogni cartella delle applicazioni deve contenere una sottocartella di nome WEB-INF e WEB-INF deve a sua volta contenere la cartella classes.
Nella cartella classes saranno inclusi tutti i .class legati ai bean utilizzati (cioè agli oggetti e classi java esterni) inclusi necessariamente in package diversi da quello di defaut. Questo particolare è molto importante: se si costruiranno classi appartenenti al package di default (che non compare nel percorso) ci saranno problemi. Esempio: inserire la propria classe C nel pacchetto p e riferirsi poi, nell'importazione, alla classe in questione scrivendo il percorso p.C

Per la connessione a un DBMS tramite JDBC, sono necessari due passi:
1- Inserire il .jar scompattato del driver JDBC prescelto nella sottocartella classes dell'applicazione (ad esempio il driver per MySQL o Oracle)
2- aprire il file /var/lib/tomcat5.5/conf/catalina.policy
Nel codice inserito, individuare la sezione aperta dal commento
// JVM properties to allow read access
e inserire, tra le varie voci già presenti e da non modificare,
permission java.security.AllPermission; (ricordarsi il punto e virgola!)
Riavviare quindi il server.
Senza eseguire il passo2, Tomcat, per ragioni di sicurezza, impedirà di aprire la connessione al DBMS via socket.

Tutorial by Zenmarkus

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1月3日

Votate il mio blog!

 

Nel menu a destra potete trovare da oggi un box per votare il mio blog tra quelli della community degli Spaces...votate votate votate please!!!!!!!!!!!!!!!!

1月2日

Il palloncino rosa

- Buon compleanno! -
Carmen si ritrovò travolta da quel coro che proveniva dal suo appartamento, fino ad un secondo prima buio e silenziosamente immobile. I colori dei pochi palloncini che si muovevano sul pavimento mossi da quell’aria fresca rinchiudevano la scena in una surreale cornice caricandola di uno stranissimo dolciastro stupore. Quello stesso dolciastro stupore che, ogni anno, da quando era ancora una bambina ignara del mondo e speranzosa nei suoi confronti, Carmen assaporava il giorno del suo compleanno. Non si trattava mai di un giorno come un altro, ma del giorno in cui i suoi familiari facevano esplodere in un istante l’accorta organizzazione di ore intere, rivelandole improvvisamente di averle riservato una festa a sorpresa. E lei, sfoggiando un timidissimo sorriso destato da un misto tra imbarazzo e riconoscenza, fingeva  che si trattasse di una sorpresa, inaspettata, naturalmente, come tutte le sorprese e come tutte le feste che le venivano dedicate ogni 22 gennaio. Ogni colore_copertina anno. Senza nulla che cambiasse. I palloncini erano sempre quattro, giusto un accenno di colore, una pennellata, per far notare la presenza di materiale festaiolo. La torta era sempre la medesima, la mimosa che lei non aveva mai avuto il coraggio di far notare non amasse particolarmente, d’altronde piaceva tanto al babbo e peggio ancora il babbo non si era ancora accorto che non piacesse altrettanto a sua figlia. Le strette candeline rosa, così rosa da sembrare un accessorio della Barbie, aumentavano di anno in anno, a variare almeno un piccolo, minuscolo e insignificante particolare che distingueva il quadretto da quelli precedenti. Stavolta le fiammelle da spegnere sarebbero state ventuno, tantissime, un incendio, una spropositata costellazione rispetto a quei piccoli e impacciati cinque bagliori che l’avevano accolta in occasione della prima sorpresa, inaspettata naturalmente, come tutte le sorprese.
- Grazie mille! Non so come ringraziarvi, quest’anno davvero non me lo sarei mai aspettata! Ci sono anche i palloncini, che belli! E poi non vedo l’ora di spegnere tutte le candeline e mangiarmi la mega-mimosa che è lì poggiata sul tavolo-
In cuor suo Carmen sapeva perfettamente di non pensare neanche una parola di ciò che quella circostanza così ingombrante la costringeva a dire. Quell’odiosa mimosa con quelle odiose candeline rosa e quegli odiosi palloncini che spargevano verde, rosa, giallo e azzurro, quelle facce così felici e così dannatamente ignare del fastidio che stavano procurando, così lontane dal comprendere quel suo senso di straniamento nello scoprire che neanche quell’anno loro avevano rinunciato alla sorpresa. La mamma e il babbo, che probabilmente pensavano che una maledetta festa improvvisata potesse renderla felice. E poi un vasto e goffo assortimento di zii e cugini, da quelli più presenti e più piacevoli da rivedere a quelli che sentiva mille miglia distanti da sé, come i quadri di una mostra che si sta visitando controvoglia e sgombri da qualsiasi interesse. Mangiarci su magari le avrebbe fatto bene, l’avrebbe aiutata a digerire la sorpresa, l’amata consueta sorpresa. Ingurgitò una pizzetta senza starci troppo a pensare, le pizzette sì che le piacevano, le aveva riconosciute, erano quelle del forno vicino casa, come anche i rustici agli spinaci e ai wurstel che arricchivano il piccolo rinfresco. E come sempre la musica! La sua mente un po’ confusa, un po’ amareggiata ma anche in fondo rallegrata non si era ancora posata sul sottofondo consueto, una spassosissima Happy Birthday cantata da Marilyn Monroe… quella canzoncina aveva attraversato addirittura un’evoluzione tecnologica, passando dal nastro acquistato una volta dal babbo in un mercatino al più moderno cd. Chissà che, arrivata la ragazza magari a venticinque anni, in occasione della solita sorpresa, quelle note non sarebbero provenute da un lettore mp3? Quella voce sdolcinata a ripetizione le metteva un po’ di malinconia, altra malinconia oltre alla valanga che l’aveva sommersa un attimo prima, ma almeno quelle pizzette erano ottime e la prima aveva tirato la seconda che aveva portato con sé la terza. I rustici invece per il momento non le andavano, come non le andava assolutamente di fare un discorso. Già, perchè mentre la sua delicata mano agguantava l’ultima delle sue quattro pizzette, tante quanti i palloncini a terra, la zia Rosa, forse già ubriaca prima che lo spumante fosse stato aperto, strillava a squarciagola di volere un discorso e il babbo a ruota la stava seguendo, pretendendo almeno qualche frase. Ma come poteva in quel momento metter su un discorso? Magari poteva dichiarare apertamente di sentirsi piccola e insignificante, di non sentirsi piantata a terra con i suoi piedi che in quel momento calzavano un paio di ballerine nuove, a dire il vero un po’ scomode? Magari poteva spiegare come le rimanesse insolita e sgradevole la sensazione al palato di quei fiocchi di pan di spagna che adornavano la superficie della mimosa, quando i denti affondavano e la crema li avvolgeva rendendoli appiccicosi? Probabilmente a questo punto il discorso sarebbe dovuto esser volto a spiegare le lacrime che stavano cominciando a rigarle il viso e che lei non riusciva a trattenere, neanche sforzandosi di pensare a quanto fosse buffa la voce di Marilyn Monroe. Lei rimaneva immobile e silenziosa, cercando disperatamente di nascondere i suoi occhi lucidi e di pensare al da farsi, mentre l’ambiente circostante cambiava all’improvviso e accanto all’accecante colore dei quattro palloncini cominciò a risaltare la sorpresa sul volto dei parenti. Una sorpresa nella sorpresa. Inaspettata naturalmente, come tutte le sorprese. Il palloncino azzurro scoppiò. Carmen non seppe far altro che addentare una quinta pizzetta, tanto ormai il parallelismo coi palloncini non c’era più. Poi qualche parola, seppur non molto convincente, le affiorò:
- Scusate, davvero scusatemi, non so cosa mi sia successo ma non preoccupatevi, sto benissimo. Probabilmente mi sono commossa per la gioia di avervi qui con me-
Si sentiva stupida al pensiero di aver aggiunto quel “probabilmente”, non era certo l’avverbio più appropriato, così stava facendo capire che poi tanto commossa non era e che evidentemente fosse un altro il motivo del suo disagio. Ma forse alla fin fine se l’era cavata dato che neanche di fronte a quella surreale scena i parenti si erano decisi ad andarsene, bevendosi la storia della commozione. Passarono due lunghe ore ed altre tre pizzette prima che se ne fossero tutti andati, lasciandola sola nel suo appartamento. Già, perchè effettivamente qualcosa di diverso c`era, rispetto alla prima sorpresa che le avevano fatto a cinque anni: viveva da sola. Il suo piccolo appartamento era vicinissimo alla facoltà di Architettura, alla quale andava tutte le mattine, l’affitto se lo poteva permettere grazie allo stipendio, un po’ misero ma comunque utilissimo, che le davano alla pizzeria in cui faceva la cameriera. All’inizio le sembrava strano passare per i tavoli con quel blocchetto e la matita, riverire anche i più cafoni ed esibirsi come un contorsionista nel portare un numero infinito di piatti tutti contemporaneamente, ricordandosi a chi appartenessero. Poi aveva cominciato a provare un gusto particolare nel servire la gente, non si sentiva assolutamente inferiore, servire era un’attività nobilissima ed in effetti tutti i più grandi personaggi, nella storia, nelle religioni o nelle favole non erano altro che servitori. Comunque non sarebbe stata per sempre una cameriera. Non vedeva l’ora di poter dire, non senza un po’ di vanità, di essere un architetto affermato. L’aveva sempre desiderato, fin dalla prima sorpresa, quella a cinque anni. Che poi in realtà era stata l’unica sorpresa. Inaspettata, naturalmente, come tutte le sorprese. L’ultima invece nel suo appartamento. Quei giorni era sola, dato che Marcella, la sua coinquilina, approfittando dell’assenza di imminenti esami era tornata in Puglia dai suoi familiari. Si chiedeva sempre che sensazione provasse Marcella nell’avere lontani i suoi genitori, genitori che Carmen invece, pur andando a vivere da sola, non aveva mai allontanato da sé. Le piaceva trascorrere ore insieme alla sua mamma e al suo babbo, sempre, naturalmente, che non si trattasse di una di quelle goffe sorprese che il 22 di gennaio le venivano fatte. Tutte quelle sensazioni così pungenti la spinsero a fare una doccia, quasi per lavare via i cattivi pensieri e il dolciastro sapore che quella festa le aveva lasciato. Le piaceva la sensazione delle gocce d’acqua che ticchettavano sulla pelle e poi le scivolavano lungo il corpo e poi il rumore che l’acqua faceva cadendo sul fondo della doccia. Il suo seno era ormai quello di una donna e donna in effetti si sentiva, non era più una ragazzina ormai, aveva la netta percezione di essere cresciuta e maturata. Ma forse crescere non era stato un affare brillante. Continuava a pensare al tocco di colore che davano quelle cinque candeline rosa sulla torta mimosa il giorno della prima, vera sorpresa. Rosa misto a luce e fuoco. Sembrava un sogno, sembrava davvero che il cielo le avesse concesso il grandissimo privilegio di poter ospitare in casa cinque sue stelle. Invece dopo sedici anni tutto era diverso. La sorpresa forse era diversa. Probabilmente perchè, per cominciare, una sorpresa non era. Il rosa le era parso più un debole grigio al quale il rosso aveva dato una pallida mano a farsi notare, le fiammelle più che altro una seccatura da spegnere con un soffio secco e deciso. Eppure la sua vita le piaceva, le sue giornate le piacevano e le piaceva da morire stare assieme al suo Fabio, col quale si sentiva di aver realmente festeggiato il compleanno, prima della sorpresa nella quale i suoi parenti non avevano neppure avuto la cura di coinvolgerlo. Le sarebbe tanto piaciuto che Fabio fosse stato lì, ma anche lui lavorava, anche lui doveva mantenersi, anche lui, insieme a lei, si sarebbe rifatto e avrebbe potuto un giorno vantarsi di essere un architetto affermato. Tutto era perfetto. E allora perchè quel compleanno le era così amaro? Una sensazione che andava crescendo di anno in anno, la sorpresa aveva cominciato a sbiadire fin dalla prima ripetizione, come la nota di colore che i soliti quattro palloncini aggiungevano muovendosi concitatamente a terra. La doccia le offriva l’occasione di provare l’accappatoio nuovo a nido d’ape che la zia Rosa le aveva regalato quella sera. Era rosa, della stessa tonalità delle ventuno candeline. E della stessa identica tonalità del palloncino che era a terra, in cucina, un po’ scostato da quello giallo e quello verde. Carmen lo prese in mano e si buttò poi sul letto della sua stanza, guardando un po’ il soffitto un po’ il rosa confetto di ciò che teneva tra le mani. Si chiese come la vita in fondo non fosse che un palloncino colorato, pronto a scoppiare da un momento all’altro e a rivelare di essere nient’altro che un sottile strato di plastica dipinta, con all’interno nulla, soltanto un po’ d’aria magari mista a quel poco di saliva che maldestramente chi l’ha gonfiato vi ha aggiunto. E allora si finiva col rischiare di ridursi in brandelli quanto più si ondeggiava e si veniva notati dalla gente. Che noia però restare fermi per non scoppiare. Oltretutto anche da fermi, inaspettatamente, si poteva scoppiare. Era un po’ quello che Carmen sentiva le fosse successo quando, per l’ennesima volta, aprendo la porta del suo appartamento era stata accolta da un coretto di auguri. Doveva entrare nell’ordine di idee che, qualunque cosa accadesse, qualunque cambiamento la coinvolgesse o scelta intraprendesse, una volta all’anno avrebbe dovuto subire quella goffa scenetta. A scandire un ciclo della durata di un anno. Ricordava di come, nel caso della prima sorpresa, la malinconia l’avesse raggiunta il giorno seguente, un po’ come quando si è invasi dall’arrivo del Natale, non lo si vive appieno e poi, una volta che tutte le lucernarie sono state riposte, ci si sente privati di qualcosa. Il 22 gennaio era decisamente il giorno più triste della sua vita, da quando aveva sei anni. Avrebbe voluto trovare la forza di alzare la cornetta e dire alla mamma e al babbo che gli voleva bene, che era triste e che odiava quelle pacchiane feste a sorpresa che le venivano riservate. Avrebbe voluto riuscire a far venir fuori se stessa, a far capire com’era fatta e liberarsi di quella corteccia che consentiva a chiunque di poterla guardare solo da lontano. Chissà se il babbo si era accorto che quell’anno Carmen la mimosa non l’aveva neppure toccata. Ma certamente non se n’era accorto nessuno, i suoi parenti erano troppo impegnati a volerle bene in quel momento per guardarla sul serio, per capirla, per rendersi conto che il palloncino rosa era scoppiato. Premette con le mani finché realmente il palloncino rosa che teneva sulla pancia non esplose. Era il suo modo di dichiarare chiusa quella giornata, la più infelice delle giornate, fin da quando aveva avuto sei anni. Lei non voleva sorprese, né tantomeno finte sorprese che colmavano unicamente di orgoglio parenti distratti. Raccolse tutti i brandelli, uno a uno e li gettò nel cestino in cucina. Le pizzette erano finite, l’ultima se l’era mangiata lei, un attimo prima di salutare zia Rosa. Erano rimasti alcuni rustici, il giorno dopo Fabio se li sarebbe spazzolati volentieri. Il giorno dopo, che non sarebbe stato il suo compleanno, senza nessuna finta sorpresa. Finalmente il 22 gennaio volgeva al termine. Abbassare tutte le tapparelle fu proprio come congedare tutti i parenti, avvicinandosi alla fine della festa. Il suo pigiama era rosa, come le candeline di Barbie, come il palloncino che aveva rotto insieme al suo statico senso di insoddisfazione. L’appuntamento con quella melanconica tenaglia sarebbe stato un anno dopo, nel frattempo poteva godersi la sua solita vita, magari diventare più donna, accettare del tutto di non avere più cinque anni e soprattutto imparare a sopportare le sorprese. Così che, chissà, un giorno avrebbe potuto sorridere dal profondo dell’animo nell’ammirare sorpresa quell’acquerello fatto della mimosa, dei parenti, delle candeline sottili sottili e dei quattro palloncini a incorniciare una variopinta cartolina di buon compleanno.

Tratto da Colore

1月1日

Yellow - Coldplay

Ultimamente sto scoprendo i Coldplay...non li avevo mai presi molto sul serio e invece sono dei grandi!

Augurandomi e augurando a tutti un 2008 che sia yellow, vi riporto quella che credo sia una delle più belle canzoni fatte negli ultimi anni

 

Look at the stars
look how they shine for you
and everything you do
yeah they were all yellow
I came along
I wrote a song for you
and all the things you do
and it was called yellow
So then I took my turn
oh wh at a thing to have done
and it was all yellow

your skin
oh yeah your skin and bones
turn into something beautiful
and you know
you know I love you so
you know I love you so

I swam across
I jumped across for you
oh what a thing to do
'cos you were all yellow
I drew a line
I drew a line for you
oh what a thing to do
and it was all yellow

and your skin
oh yeah your skin and bones
turn into something beautiful
and you know
for you I bleed myself dry
for you I bleed myself dry

it's true
look how they shine for you
look how they shine for you
look how they shine for
look how they shine for you
look how they shine for you
look how they shine

look at the stars
look how they shine for you
and all the things that you do